Accoglienza e integrazione per una nuova pastorale della mobilità

(Roma) – Gli studenti dell’Istituto di Teologia Pastorale e gli studenti dell’Istituto di Catechetica, hanno celebrato, il martedì 15 novembre 2016, la loro giornata dei Curricoli presso la parrocchia SS. Redentore. Il tema che ha caratterizzato la giornata è stato “Missione e migrazione”.

Bello e interessante è stato ascoltare padre Gioacchino Campese, missionario scalabriniano, che invitava a leggere l’esperienza della migrazione non come un problema, ma come un’occasione e una risorsa su cui investire e credere fermamente nell’azione pastorale e missionaria. Il titolo dato alla sua relazione è stato l’emblematico “Spaghetti alla carbonara alla Hamid, ovvero la missione con i migranti”, che prende spunto dal film “The Hundred-Foot Journey – amore, cucina e curry”. Il film racconta la storia di una famiglia indiana che decide di emigrare in Francia dove apre per il figlio più giovane un ristorante a “100 piedi” da un famoso ristorante francese. La scelta dà inizio a uno scontro di tradizioni, ma diventa presto incontro espresso nel fatto che il ragazzo riuscirà a imparare a cucinare anche piatti tipici francesi alla maniera indiana. Per padre Campese, anche nella pastorale della mobilità umana, o pastorale dei migranti, ci si deve muovere lungo la strada dell’integrazione che non è la strada più semplice e comoda da percorrere, ma sicuramente quella ispirata e suggerita da Dio che ha detto: “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore”. Per il sacerdote scalabriniano, per aiutare e favorire l’integrazione tra culture e tradizioni differenti bisogna cercare e ricercare, e al tempo stesso accogliere queste persone e vedere nel loro volto quello del fratello generato dallo stesso Padre.

Toccante e commovente è stato ascoltare la testimonianza di Filippo, giovane libanese, che ha raccontato con non poca fatica, la sua storia di immigrato e la difficoltà ad accettare questa condizione dovendo tenere insieme la famiglia d’origine, che era in Siria nel pieno della “guerra”, e il suo sogno di studiare psicologia a Roma. Ciò che ha reso tutto un po’ più facile è stato l’aiuto di un prete che ha supportato la sua permanenza e l’arrivo della sua famiglia nella città romana.

Il gruppo ha poi visitato la mensa dei poveri che la stessa parrocchia offre per i senza fissa dimora e per tutti gli immigrati. A guidarli padre Luciano e alcuni volontari che vivono questo servizio di settimana in settimana scoprendo la bellezza dell’accoglienza data e ricevuta dal “povero” che incontrano.

Il gruppo di 80 persone partecipanti tra docenti e studenti, accompagnato dai due direttori, i proff. Fernando Sahayadas e Corrado Pastore, ha vissuto una giornata di integrazione e accoglienza. È stato il loro primo incontro in “comunione” dopo la divisione in due differenti istituti diversi (Teologia Pastorale e Catechetica), studenti “nuovi e vecchi” provenienti da varie zone del mondo che hanno avuto tempo e modo di potersi conoscere e riconoscere la missione di servire i fratelli ognuno secondo la propria vocazione e la propria condizione.