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Formazione

Teologia pastorale e linguaggi narrativi

Un evento ricco di riflessione teologica e percorsi pastorali, organizzato dall’Istituto di Teologia Pastorale
  30 marzo 2022

Dopo il saluto del Rettore Magnifico, prof. Andrea Bozzolo, che ha sottolineato l’importanza della narrazione dal punto di vista storico-salvifico, la prof.ssa Annalisa Guida ha tenuto la relazione Raccontare l’incontro col Signore sui diversi linguaggi presenti nei testi biblici; nella sua riflessione, partendo dai recenti sviluppi delle neuroscienze, ha dapprima evidenziato l’importanza del pensiero narrativo per l’organizzazione della conoscenza del mondo, poi la funzione terapeutica dei racconti, che danno forma al disordine dell’esperienza quotidiana, infine, le potenzialità dei mezzi narrativi come tracce che simulano i grandi dilemmi della vita. Successivamente, ha approfondito l’opzione narrativa della Bibbia in cui la relazione tra Dio e l’uomo non viene teorizzata ma espressa in forma dialogica e narrativa; ogni racconto, infatti, è il veicolo privilegiato dell’incarnazione, nel senso che istaura una relazione tra narratore e lettore ed apre all’incontro tra l’Alterità di Dio e la creatura umana.

Di seguito, il prof. Salvatore Currò, ha tenuto una relazione dal taglio antropologico sul tema Racconto, esistenza e tempo. La possibilità del kairós; l’intervento è partito da un interrogativo che intercetta tanto il lato dell’esistenza che del racconto: quando si rompe la coscienza del tempo e si dà il kairós? O, correlativamente: quando un racconto della salvezza risuona come tale, e cioè, appunto, come racconto di salvezza? Il percorso proposto si è articolato in tre tappe: dapprima si è approfondito il senso del racconto, e del racconto della salvezza, in rapporto all’esistenza umana e alla coscienza temporale; successivamente si è interpretata l’aporia della temporalità, enigmatica per la coscienza, come ritardo della coscienza su di sé, aprendo così lo spazio o il tempo della significazione del racconto; infine, dopo aver evocato il kairós come tempo salvifico, si è indicata la condizione della risonanza del racconto di salvezza.

Dopo l’intervallo, il prof. Marcello Scarpa ha presentato la relazione sul tema Le narrazioni del kerigma. Passio Christi e regnum Dei, in cui ha descritto la narrazione come il terreno comune dove la Parola di Gesù s’incrocia con le parole degli uomini di ogni tempo. In particolare, l’annuncio del kerigma deve tenere uniti l’evento puntuale del mistero pasquale e l’annuncio del regno di Dio che, inaugurato da Gesù, aspetta di realizzarsi nell’hic et nunc della vita quotidiana. L’esplicitazione del kerigma, in una forma narrativa comprensibile agli uomini di oggi, è stata sviluppata lungo quattro direttrici: la missione di Gesù, che rivela all’uomo la sua vocazione all’amore, la passione di Gesù, ovvero la capacità di amare anche “nella sofferenza”, l’annuncio del regno di Dio, che è già presente in quanti si adoperano nelle opere della fede, e la costruzione del regno di Dio, che va realizzato nell’orizzonte dell’opera redentiva di Gesù.

Nell’ultima relazione, la prof.ssa Alessandra Caneva ha trattato il tema Dalla fine delle grandi narrazioni alle serie TV. Dopo un approccio storico, la relatrice si è soffermata sui diversi significati di valore che emergono delle serie televisive: sociali, come occasione per cogliere inquietudini e domande di senso; morali, legati alle problematiche del nostro tempo; antropologici, riguardanti il superamento dei propri confini corporei; culturali, sull’assenza di percorsi di felicità; religiosi, sull’incapacità di saper rispondere alle grandi domande dell’esistenza. Nel vuoto di valori, umani e cristiani, una fonte di speranza viene dalle figure femminili che hanno il coraggio di seguire la legge dell’amore inscritta da sempre nel cuore umano; da donne che di fronte a scenari di violenza e prevaricazione sanno affermare che di fronte alla verità non è possibile accettare compromessi. Da donne, che nello scenario di un mondo smarrito, indicano una via di speranza e di salvezza.

Il prof. Antonio Escudero Cabello, Decano della Facoltà di Teologia, ha concluso il seminario proponendo tre piste di riflessione. La prima, sul diventare racconto come momento della Rivelazione, in quanto Dio stesso ha accolto la possibilità di essere raccontato ed anche Gesù di Nazareth si è affidato ai racconti dei suoi testimoni; la seconda linea si rapporta alla configurazione della comunità cristiana, che si scopre nella duplice versione di essere narrante e narrata. Infine, i racconti della salvezza sono stati esplicitati nella loro valenza escatologica, come anticipo del futuro, capaci di aprire all’uomo percorsi di assoluta novità.