La vocazione secondo la Sacra Scrittura e secondo le scritture dell’esistenza

L’Istituto di Teologia Pastorale, della Facoltà di Teologia, ha avviato una riflessione sui temi scaturiti dal Sinodo dei vescovi su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale» ed è in preparazione un volume su “Giovani, vocazione e sinodalità missionaria”. In questo processo si inseriscono le lezioni delle Visiting lectures, tenute, nei giorni 18, 21 e 22 marzo 2019, dalla prof.ssa Rosalba Manes (biblista, docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma) e dalla prof.ssa Franca Feliziani-Kannheiser(catecheta, psicologa e psicoterapeuta, docente a Novara e Alessandria). Le lezioni hanno approfondito, in ottica interdisciplinare, il tema della vocazione. Punto di partenza è stato il n. 140 del Documento finale del Sinodo dove si invita a “qualificare vocazionalmente la pastorale giovanile”. Questa pastorale – si dice – “non va intesa in modo esclusivo, ma intensivo”; essa, cioè, dovrà mantenersi aperta a tutti i giovani (si veda il n. 117: Il desiderio di raggiungere tutti i giovani). La domanda è: “Come essere aperti a tutti i giovani e come, allo stesso tempo, qualificare questa apertura come vocazionale?”

Le due relatrici, coordinate dal prof. Salvatore Currò, hanno chiarito che la “vocazione-chiamata” è una struttura dell’esistenza e che, in tutto il percorso di vita, sono rintracciabili “tracce di chiamata”. Sono emersi, nel corso del lavoro, alcuni temi caldi (esistenziali e pastorali) che danno da pensare alla pastorale giovanile. Ad esempio: il senso dei legami in rapporto alla crescita nella fede; l’intreccio di parola, sensi, azione e affettività; l’agire della Parola di Dio dall’interno delle azioni e delle parole umane; la sonorità della Parola; il rapporto con la Parola nel segno del “sintonizzarsi o dell’accordarsi” prima che del “comprendere”; l’intreccio di bisogno, desiderio e dono. Tali temi sono in realtà luoghi dove la vita può manifestarsi come chiamata, cioè dove può venire alla coscienza una parola altra, una parola di Dio. La Sacra Scrittura attesta questa dinamica di alterità. Essa si offre come una casa da abitare, proprio perché l’esistenza possa manifestare la sua struttura di alterità e di chiamata.

L’aspetto più interessante dell’esperienza è stato proprio il peculiare rapporto che si è realizzato tra il punto di vista psicopedagogico e biblico-teologico, entrambi aperti sull’orizzonte pastorale. Si è sperimentato che l’interdisciplinarità, anzi la transdisciplinarità, è necessaria e possibile. Essa si costruisce, quasi di riflesso, quando si tiene vivo il terreno della vita, in tutta la sua ricchezza e il suo spessore. La vita è una e la presenza di Dio la attraversa radicalmente dall’interno o, potremmo dire, su quel piano di alterità (di chiamata) che è nel cuore dell’interiorità. Viene messa in discussione una pastorale, sottilmente dualistica, che si muove nella prospettiva di aggiungere qualcosa alla vita; e si apre la strada, invece, a dire il Vangelo mentre ci si risveglia alla verità del vivere.

Si è sperimentata, insomma, proprio sul terreno della verità del vivere, una segreta alleanza tra le scritture (tracce vocazionali) dell’esistenza e la Sacra Scrittura (che attesta il Dio che ama e chiama dal cuore stesso della vita).