Per una pastorale giovanile inclusiva

Lunedì 2 dicembre 2019 la Facoltà di Teologia ha organizzato un Seminario di studio sul tema Per una Pastorale giovanile inclusiva, approfondendo le riflessioni suscitate dal Sinodo dei giovani 2018, il quale ha sollecitato una pastorale aperta a tutti, capace di abitare e di creare spazi aperti, in uno stile inclusivo.

Il Documento finale del Sinodo, al n. 125, invita la comunità cristiana ad uscire “dall’autoreferenzialità dell’io della propria autoconservazione” per entrare in una prospettiva di “costruzione di un noi inclusivo nei confronti di tutta la famiglia umana e dell’intera creazione”. L’Esortazione apostolica postsinodale, Christus Vivit, riprende e rilancia la provocazione anche con indicazioni operative e prospetta una pastorale giovanile popolare: “Nel Sinodo si è esortato a costruire una pastorale giovanile capace di creare spazi inclusivi, dove ci sia posto per ogni tipo di giovani e dove si manifesti realmente che siamo una Chiesa con le porte aperte. E non è nemmeno necessario che uno accetti completamente tutti gli insegnamenti della Chiesa per poter partecipare ad alcuni dei nostri spazi dedicati ai giovani. Basta un atteggiamento aperto verso tutti quelli che hanno il desiderio e la disponibilità a lasciarsi incontrare dalla verità rivelata da Dio. Alcune proposte pastorali possono richiedere di aver già percorso un certo cammino di fede, ma abbiamo bisogno di una pastorale giovanile popolare che apra le porte e dia spazio a tutti e a ciascuno con i loro dubbi, traumi, problemi e la loro ricerca di identità, con i loro errori, storie, esperienze del peccato e tutte le loro difficoltà” (n. 234).

La comunità cristiana, camminando coi giovani, si avverte provocata a un radicale rinnovamento. Come favorire, sul piano pastorale, una mentalità di inclusione, in pastorale giovanile e nella comunità cristiana in quanto tale? Quali implicazioni ha una pastorale inclusiva sulla comprensione stessa della Chiesa? Quali sfide culturali attuali intercetta?

Il seminario ha assunto queste domande e ha indicato possibili cammini. La questione è pastorale ed ecclesiale ma anche culturale, educativa ed antropologica. È stata affrontata da diversi punti di vista, chiamati a interagire: il punto di vista sociologico, il punto di vista più direttamente pastorale, il punto di vista ecclesiologico.

La prof.ssa Cecilia Costa, docente di Sociologia presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Roma Tre, è intervenuta dal punto di vista sociologico ma indicando anche le sfide per la pastorale ecclesiale. Ha evidenziato alcune istanze giovanili come la ricerca di senso, il bisogno di riconoscimento, la ricerca di relazioni di reciprocità e di autentico accompagnamento, un bisogno di Dio carico di intimità e affettività. Ha fatto vedere come i processi di crescita, in questa cultura, sono fortemente segnati da alti e bassi, da bisogno di sperimentazione, da forti esigenze affettive. Ha suggerito una pastorale capace di flessibilità, di curare i registri relazionali e affettivi, di saper leggere emblematicamente nelle pagine evangeliche le istanze giovanili.

Mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, già direttore del Servizio nazionale per la pastorale giovanile italiana, è intervenuto in ottica specificamente pastorale. Egli ha riletto la Christus Vivit in chiave operativa. Ha evidenziato i tanti aspetti di autoreferenzialità presenti nella vita attuale della Chiesa e ha fatto intravedere piste di una pastorale più aperta e più popolare, insistendo particolarmente sulla pluralità degli itinerari e sulla necessità di esperienze poco strutturate e capaci di riconoscere il protagonismo dei giovani. La inclusività implica apertura a tutti i giovani e anche a tulle le dimensioni della vita dei giovani.

Il prof. don Roberto Repole, Direttore della Sezione di Torino della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, già Presidente dell’Associazione Teologica Italiana, è intervenuto dal punto di vista ecclesiologico. Ha fatto vedere come le sfide pastorali attuali implicano una ricomprensione del senso stesso di essere Chiesa. Ha offerto i tratti di una Chiesa che sente la missione come costitutiva del suo essere e che si riconfigura in rapporto a categorie antropologico-teologiche oggi particolarmente importanti: il dono, il legame, la gratuità, l’ospitalità, la fraternità.

Il Seminario ha cercato di far interagire punti di vista diversi ed era nato, d’altra parte, dal desiderio di interazione tra i tre Istituti della Facoltà di Teologia. Come ha sottolineato il Rettore, prof. don Mauro Mantovani, il seminario ha voluto esprimere inclusività già nella preparazione, nel metodo di lavoro, nello stile organizzativo. Nel dibattito, moderato dal prof. don Salvatore Currò, tra l’altro, a partire da alcuni input dei relatori, è emersa l’importanza di un cammino teologico nel quale interagiscono i diversi punti di vista disciplinari, in un’ottica inter- e trans-disciplinare, come invita fortemente Papa Francesco nella Veritatis Gaudium.