Sinodo dell’Amazzonia: i giovani indigeni

Dal 6 al 27 ottobre 2019 si svolgerà in Vaticano il Sinodo dell’Amazzonia, convocato da Papa Francesco il 15 ottobre 2017, un Sinodo Speciale per la regione Panamazzonica, per “trovare nuove vie per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, in particolare le persone indigene, spesso dimenticate e senza la prospettiva di un futuro sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di fondamentale importanza per il nostro pianeta”.

«Amazonía salesiana. El Sínodo nos interpela» è il libro a cura di don Martín Lasarte e don Damasio Medeiros che raccoglie in più di 350 pagine le riflessioni dell’Incontro Salesiano panamazzonico, tenutosi a Manaus nel novembre 2018, dei Seminari svoltisi all’Università Pontificia Salesiana («Testimonianze di santità con i popoli amazzonici» e «Nuovi cammini per una Chiesa dal volto amazzonico»), arricchito dai risultati dell’indagine sulla presenza salesiana in Amazzonia e importanti interviste.

Il dramma dei giovani indigeni

lasarte

Don Martín Lasarte, salesiano, si occupa di immigrazione, volontariato e segue l’azione missionaria in Africa e America per il Dicastero delle Missioni Salesiane. La presenza missionaria salesiana in Amazzonia inizia nel 1893 in Ecuador e oggi sono molteplici i centri di formazione professionale e universitaria in cui i salesiani si occupano dell’educazione dei giovani indigeni. “Il tema dell’educazione dei giovani in Amazzonia è un tema molto delicato, sia per il numero – sono circa 15 milioni, la metà della popolazione dell’America Latina – sia per le difficoltà che riscontrano, spesso schiacciati tra la mentalità conservatrice delle tribù di origine e il loro desiderio di studiare e vivere in città”. L’emigrazione dei giovani indigeni, sempre più consistente, dalle zone rurali alle città crea preoccupanti situazioni di disagio ed emarginazione, al quale si somma lo “shock culturale”. Questa crisi di identità è testimoniata da recenti studi condotti in Brasile, nella zona del Mato Grosso (uno stato del Brasile situato nella parte occidentale del Paese. Mato Grosso, significa “giungla fitta”) i quali registrano tassi molto alti di abuso di alcool e suicidi giovanili. “Si trovano in un Mezzo-Mondo in cui noi salesiani dobbiamo essere presenti, accompagnarli nel processo di valorizzazione delle loro radici ma preparandoli al mondo reale, a vivere in una società globalizzata, multiculturale e governata dalle leggi del mercato”. Il Sinodo sarà un momento fondamentale per “ripensare il dialogo e il confronto con la popolazione indigena, valorizzando i punti in comune tra le varie culture affinché l’evangelizzazione possa essere vissuta come qualcosa di proprio, profondo e non un’imposizione artificiale”.

Il Sinodo dell’Amazzonia è un grande progetto ecclesiale, civile ed ecologico che cerca di superare i confini e ridefinire le linee pastorali, adattandole ai tempi contemporanei. La Panamazzonia è composta da nove Paesi: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela, Suriname, Guyana e Guyana francese. È una una fonte importante di ossigeno per tutta la Terra, in cui si trova più di un terzo delle riserve forestali primarie del mondo. È una delle più grandi riserve di biodiversità del pianeta, contiene il 20% di acqua dolce non congelata di tutto il pianeta.

Il grido dell’Amazzonia 

medeiros

Nel libro «Amazonía salesiana. El Sínodo nos interpela» si parla di un “gemito” che si eleva dai popoli dell’Amazzonia e “non è per nulla esagerato”, commenta don Damasio Medeiros, salesiano e Decano della Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana, curatore del volume insieme a don Lasarte. “Si tratta di una Assemblea dei vescovi speciale, proprio perché si occuperà per la prima volta dei conflitti che attanagliano questa Regione e cercherà di ascoltare lo Spirito di Gesù che ci invita ad accogliere questo grido”. 

Papa Francesco nel suo incontro con gli indigeni a Puerto Maldonado ha parlato di questa problematica che “soffoca i vostri popoli e causa migrazioni delle nuove generazioni di fronte alla mancanza di alternative locali. Dobbiamo rompere il paradigma storico che considera l’Amazzonia come una dispensa inesauribile degli Stati senza tener conto dei suoi abitanti”. Si parla di un territorio con una superficie di 7,8 milioni di km2, che corrisponde a 15 paesi europei (Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Belgica, Olanda, Repubblica Checa, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Croazia e Italia). I drammatici incendi a cui abbiamo assistito nell’ultimo periodo scaturiscono indubbiamente dai lunghi periodi di siccità, ma sono anche il frutto di atteggiamenti criminali. Le cause sono individuabili nel “neo-estrattivismo e dai grandi interessi economici, dall’altra certe politiche promuovono la conservazione della natura senza tenere conto dell’essere umano. Poi, in nome della conservazione della foresta – sostiene don Medeiros – uomini d’affare si appropriano di grandi estensioni di boschi e negoziano con le tribù fino a opprimere i popoli originari costringendoli a emigrare”.

La popolazione di questo vasto territorio è di circa 34 milioni di abitanti, di cui oltre tre milioni sono indigeni, appartenenti a più di 390 gruppi etnici. Popoli e culture di ogni tipo, alcuni di discendenza africana, contadini, coloni, che vivono in una relazione vitale con la foresta e le acque dei fiumi.

Le sfide del Sinodo: il contributo salesiano 

Sicuramente il documento preparatorio del Sinodo (Instrumentum laboris) sottolinea alcune sfide che saranno oggetto della discussione dei padri sinodali. La Congregazione salesiana, in vista del Sinodo del prossimo ottobre, ha avuto modo di ascoltare le 47 comunità presenti nella regione amazzonica, coinvolgendo circa 245 salesiani che lavorano con 62 etnie indigene, oltre alle comunità di religiose e sacerdoti diocesani, operatori pastorali, famiglie e giovani. “I temi che sono stati sottolineati con maggiore forza, e che speriamo siano oggetto di discussione e riflessione dei padri sinodali, sono: la prospettiva lavorativa dei giovani indigeni, la promozione dei ministeri laici e il ruolo della donna nella Chiesa, l’incremento del catecumenato e dell’inculturazione, la promozione delle lingue indigene, la catechesi e la liturgia, l’educazione interculturale, l’ecologia integrale, la formazione presbiterale indigena come pure la formazione di religiosi(e) autoctoni, la riorganizzazione della presenza della Chiesa nella regione e la fondazione di Centri di formazione e di ricerca per gli operatori pastorali nella Regione”.

La giustizia sociale ed i diritti di questi popoli sono un’indicazione prioritaria di Papa Francesco che ha ribadito: “Il problema essenziale è come conciliare il diritto allo sviluppo, incluso sociale e culturale, con la protezione delle caratteristiche degli indigeni e dei loro territori”. (III Forum dei Popoli Indigeni, il 15 febbraio 2017).

Il volto amazzonico della Chiesa trova la sua espressione nella pluralità dei suoi popoli, culture ed ecosistemi. Questa diversità richiede un’opzione per una Chiesa in uscita e missionaria, incarnata in tutte le sue attività, espressioni e linguaggi. Il volto amazzonico è quello di una Chiesa con una chiara opzione per (e con) i poveri, in particolare i giovani, e per la cura del Creato. A partire dai poveri, e dall’atteggiamento di cura dei beni di Dio, si aprono nuovi cammini per la Chiesa locale che si allargano, abbracciandola, alla Chiesa universale. (cfr. Instrumentum laboris del Sinodo dell’Amazzonia, 109).

L’intervista al card. Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, è stato ospite al Congresso Internazionale «Giovani e scelte di vita: prospettive educative” organizzato lo scorso anno dall’Università Pontificia Salesiana e dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium.